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Non, non è il titolo di un film, ne' l'ennesima esternazione di una visionaria, di qualcuno affetto da una sindrome di mania di persecuzione. Adele Caroli, l'esponente Pescarese di Forza Italia, oggi PDL, ha sporto denuncia contro ignoti per il tentativo di hackeraggio subìto dal sito www.adelecaroli.net. “Nei primi del mese di novembre 2008 ho riscontrato che il sito risultava inaccessibile per alcune ore a causa di un fenomeno da ricondurre ad un’azione di pirateria informatica di cosiddetto ”brute force attack”, metodo utilizzato per tentare di identificare la password di accesso ad un sistema”. Fin qui sembra che la faccenda possa essere risolta con una alzatina di spalle... ordinaria amministrazione del mondo di internet, no? Non esattamente se si conoscesse qualche retroscena della faccenda, qualcosa che nella realtà pare più simile alla trama del film "Operazione Pelican" e che le è costata più di qualche minaccia .... non da poco .... MINACCE DI MORTE !!! Ma facciamo un passo indietro: 12 e 13 aprile 2008. Le elezioni amministrative lasciano intravedere la possibilità di un fino - ad allora - inimmaginabile ribaltone del governo nazionale. Il tracollo, o meglio l'implosione, della coalizione guidata da Prodi lasciava un varco aperto all'indomita energia di Silvio Berlusconi che, ancora una volta, e in barba a tutte le cassandre della politica, si avviava a riconquistare un ampio e solido consenso popolare.
E' il centro-destra ad essere colto per primo alla sprovvista: infatti, dopo la debacle del 2006, una incredibile diaspora in tutte le amministrazioni regionali e locali, aveva determinato lo svotamento delle sedi dei principali partiti di Forza Italia e Alleanza Nazionale e il transito agevole dei "surfisti" del centro verso i lidi dorati della sinistra. Folliniani, mastelliani e casiniani beccheggiano accusando di malgoverno e mancate intese gli alleati di ieri; una tattica che verrà prontamente ripetuta alla prima occasione sul versante opposto.
Questa volta però la partita è più incerta e occorre giocare d'azzardo. Le segreterie di UDEUR, UDC e simili trattano su più tavoli alla ricerca delle garanzie di un "posto al sole" quando, inaspettatamente, Veltroni e Berlusconi, con una presa di posizione ufficiale, paiono chiudere la porta in faccia alla politica del trasformismo. Ma solo in apparenza; in realtà, a livello locale le trattative si fanno più serrate; questa volta riguardano non più le sigle politiche nella loro interezza, piuttosto i loro "pezzi da 90", pronti ad abbandonare la barca e usare le strategie di sempre anche nel più piccolo ambito del proprio partito. L'ex sindaco Cucullo confidava ad un amico "se Mario (Amicone) ripassa a destra allora vince Berlusconi ...... Mario è come una bestia, sente l'odore della vittoria a 2 chilometri" .... è così è stato.
C'era un solo luogo dove comunque il centro-destra avrebbe perso: Pescara, dove il sindaco d'Alfonso, forte di una popolarità paragonabile a quella del primo Nicolino Cucullo, si avvia ad una rielezione certa. Unica incertezza è che lo stesso D'Alfonso, con una carambola da stunt-man, rinneghi la sinistra per tornare a destra. Ma i vertici nazionali del partito di Veltroni lo sanno bene e lo ingabbiano con il riconoscimento della leadership regionale di coordinatore del PD che, invero, sarebbe toccata a Legnini.
E' fatta. A Pescara nessuno si vuole bruciare nello scontro contro il Titano d'Alfonso e, uno dopo l'altro, i pochi big superstiti del centro-destra si tirano indietro con mille ragionevoli scuse: Pastore e Pagano, in primis. La bandiera della destra viene affidata ad un gentleman destinato alla sconfitta certa, quel Luigi Arbore Mascia che gli abruzzesi hanno oggi imparato a conoscere, un personaggio sui-generis che appare uscito da un film di Woody Allen: ragionevole, pacato, sempre attento all'interlocutore, alto come un attore di Hollywood; un bel tipo insomma. Ma nelle retrovie del partito infuria la lotta fratricida,, si fa fatica persino a mettere insieme una lista e si ricorre a candidature squisitamente tecniche di classiche "teste di legno" pronte a portare a casa i voti dei soli famigliari. Il senatore Pastore infatti, fedele alla locuzione latina del DIVIDE ET IMPERA, anzichè serrare le file dell'ancora recuperabile e amata Forza Italia di Berlusconi, millanta un'influenza spropositata gigioneggiandosi tra la carica di Senatore nella terra dei peones (l'Abruzzo) e quella di peone al tavolo dei "signori" di Via dell'Anima .... Ma Pastore per anni ha ignorato la base del partito facendosi gli affari propri, tant'è che il collega Piccone gli scippa lo scettro della rappresentanza. Fin qui, semplice, divertente e colorata cronaca politica.
E dov'è il giallo allora? Qualcuno ricorderà che d'Alfonso si aggiudicò il confronto elettorale senza ricorrere al ballottaggio grazie ad un risibile 0,3% di differenza. 50,3% contro il 49,7 delle altre coalizioni di cui il 26,4% del PDL. Ma cosa c'è da recriminare allora? Solo qualche piccolo dettaglio ... vediamo insieme:
- l'affluenza a Pescara risulta dell'80,4% rispetto alla media nazionale del 78,1%;
gli aventi diritto erano 116.286, e avrebbero votato in 93.000 circa; lo 0,3% di 93.000 (percentuale approssimata per eccesso) ci fa capire che il centro sinistra ha evitato il secondo turno per circa 260 voti. POCHI VERO? Soprattutto se consideriamo che tutto il resto dei votanti aveva un potenziale del 49,7% e che in caso di ballottaggio il peso della vittoria di Berlusconi a livello nazionale sarebbe stato piuttosto influente, no?
Non basta? Grazie alla vittoria al 1° turno la coalizione di d'Alfonso ha fatto man bassa dei posti di consigliere comunale godendo del cosiddetto premio di maggioranza eliminando dal governo cittadino molti eletti con "voti sonanti", tra i quali (qui torniamo al nostro tema) la dott.sa Adele Caroli alla quale tuttavia i conti non tornavano. E già, perchè secondo le regole, ogni eletto sa - più o meno con certezza - quanti voti prenderà nelle singole circoscrizioni in ragione del numero dei piccoli comitati di zona che lo sostengono .... mancano troppi voti e la Caroli, che dietro lo sguardo dolce e sincero cela un cuore di mastino, capisce che c'è qualcosa che non torna. Ma perchè allora quando presenta il ricorso al TAR lo fa avverso gli eletti del centro-destra ..... ossia quelli della sua parte? CUI PRODEST? A chi giova questa tattica?
Il sospetto tra molti esponenti del centro-destra è che qualcuno abbia deliberatamente voluto agevolare la prevedibile vittoria di D'Alfonso già al primo turno in cambio di favori di incerta natura ... chessò, cariche? Condivisione di affari a sfondo lucroso? Accondiscendenze in questioni di Enti Partecipati, appalti ....... chissà? Non dimentichiamo che la Regione Abruzzo, al tempo di quelle elezioni di primavera, è nelle mani ben salde della Giunta del Turco con cui solo D'Alfonso e il Senatore Legnini paiono poter trattare alla pari. Ma il fine potrebbe essere anche di natura squisitamente politica .... si sa, dopo le sconfitte c'è la resa dei conti tra i perdenti .... come nel calcio, quando una squadra perde si cambia l'allenatore, no?
Tant'è: la Caroli affiancata da un avvocato del foro di Pescara presenta dapprima un ricorso al TAR contro gli eletti Andrea Pastore, Giampiero Catone, Guido Cerolini Forlini, Massimo Cellini e nei confronti del Comune di Pescara per ottenere la riforma del verbale di proclamazione degli eletti alla carica»; quindi fa formale richiesta di accesso agli atti presso il Tribunale di Pescara. Incredibilmente il Comune di Pescara con DELIBERA di GIUNTA COMUNALE n.682-08 decide di fare opposizione. Si, davvero INCREDIBILMENTE, perchè la dott.sa Caroli invero non chiede di invalidare le elezioni, quanto di verificare la propria posizione di mancato consigliere nei confronti degli eletti nelle proprie liste elettorali. Pertanto il Comune di Pescara - la Giunta Comunale di centro-sinistra, nell'assoluto paradosso, si adopera per difendere la posizione degli eletti nelle file del centro-destra e del privilegio del "bonus" dei consiglieri. Ne aveva diritto? Vi pare una operazione trasparente? Alle verifiche assiste sempre un membro della prefettura e, esaminato il materiale di 120 sezioni su 170, quello che viene fuori è sconcertante: plichi aperti e manipolati; schede prive di sigle; schede annullate senza alcuna irregolarità altre considerate valide con evidenti segni di cancellazione; i plichi risultano privi di «giunti in alcuni casi con totale assenza di firme nella zona corrispondente alla chiusura con il nastro da imballaggio mentre in altri casi sono apparsi evidentemente manomessi tanto da non essere stati poi nuovamente sigillati». Trova infine anche buona parte dei voti che le mancavano. Il 25 luglio il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Abruzzo, in accoglimento del ricorso, ha disposto l’acquisizione di alcune schede elettorali per verificare gli errori.
Visionaria? Vittimista? NON PROPRIO DICIAMO. Il 9 gennaio l'agenzia ADNKRONOS batte la notizia:
Pescara, 9 gen. (Adnkronos) - Il Consiglio di Stato nella seduta di oggi ha affrontato l'esame del ricorso presentato dal centrodestra al Comune di Pescara avverso il risultato elettorale con il quale la primavera scorsa venne sancita la vittoria dell'ex sindaco, Luciano D'Alfonso, e della coalizione di centrosinistra. In quella occasione il centrodestra sollevo' delle obiezioni in ordine ad alcune anomalie riscontrate durante le operazioni di scrutinio e presento' al riguardo un apposito ricorso al Tribunale amministrativo regionale di Pescara, che rigetto' l'istanza del centrodestra. Avverso questa decisione venne poi presentato ricorso al Consiglio di Stato, che lo ha esaminato oggi. Da quanto si apprende, il Consiglio di Stato ha stabilito che sul problema specifico sollevato dal centrodestra dovra' essere effettuata una apposita istruttoria e nel termine di dieci giorni si sapra' anche da chi dovra' essere espletata e i tempi a disposizione. Per gli esponenti del Pdl di Pescara questa decisione "accoglie le tesi di diritto del Pdl bocciate dal Tar gettando un'ombra lunga sulla regolarita' delle elezioni".